TAVOLE 45-60
Cambaia è una città indiana nel Gugerat, al limite settentrionale del golfo di Kambāya, che separa la penisola indiana da quella di Kathiawar.
Dal viaggio di Niccolò de Conti, veneziano, esploratore e mercante veneziano, trascritto da Poggio Bracciolini nel volume De varietate fortunae (ca. 1445)
“Navigando in questo modo insieme con la compagnia, arrivò in spazio d'un mese alla molto nobil città detta Cambaia, la qual è posta fra terra sopra il secondo ramo donde sbocca in mare il fiume Indo. In questo paese si trovano di quelle pietre preziose dimandate sardonie, e si costuma che le donne, quando muoiono i mariti, insieme con loro si bruciano vive, una o piú secondo la dignità del morto: e quella che gli era piú cara e favorita, ella istessa va a mettere il suo braccio attraverso il collo di quello, e insieme si brucia; l'altre mogli si gittano poi nel fuoco cosí acceso.”
“Dipoi detto Nicolò se ne partí, e in capo di dieci giorni arrivò alla città di Cambaia, posta fra terra verso tramontana, ed è di circuito 12 miglia. Quivi nasce spico nardo, lacca, mirabolani, endego, e seta in grande abbondanza. Evvi una sorte di sacerdoti chiamati Bancani (…). Questi sacerdoti non mangiano cosa che abbia vita, ma solamente frutti, risi, latte, legumi. Sonvi molti buoi selvatichi, che hanno i crini di cavalle, ma piú lunghi, e hanno le corna sí lunghe che, piegando un poco la testa adietro, toccano con esse la coda: e per la lor grandezza usano gli abitanti queste corna in luogo di vasi per portar acqua, overo altre cose da bere per cammino.”



TAVOLE 82-93
Kanara o Canara o Karāvali è il tratto di terra storicamentesituato sulla costa sud-occidentale del Konkan in India, lungo il Mar Arabico, nell'attuale Stato indiano del Karnataka.
Dal libro “Décadas da Ásia” di João de Barros, scrittore e storico portoghese (opera pubblicata tra il 1552 e il 1563)
“La terza divisione che divide la provincia Canarà del Decan finisce nel capo Comorii, principiando dal fiume Aliga, dove vi saran cento leghe, per questa maniera: da Aliga fin ad un altro fiume nominato Cangerecora, che è cinque leghe alla tramontana del monte Delii, capo notabile in questa costa, vi saran quarantasei, nella qual costa vi sono queste abitazioni: Ancola, Egorapam, Mergeu, la città di Onor, capo del regno, Baticala, Bendor, Bracelor, Bacanor, Carcara, Carnate, Mangalor, Mangeiron, Cumbata e Cangerecora, per la qual corre un fiume di questo nome, che è la estrema divisione, come si vederà a basso. Le quali abitazioni tutte sono della provincia Canarà, suddite al re di Bisnagar, qual è tanto potente di paese che participa di duoi mari, cioè di questo ponente, e dell'altro di levante che giace del capo Comorii per dentro, entra solamente qui con questa picciol parte maritima.”
Scena con un bramino che sale su una roccia e tre immagini simboliche di cobra, di cui uno a due teste. Nella scena dei serpenti: due serpenti a sonagli incappucciati ai lati di una pianta o di un albero. Al di sotto, tra l'albero e una vegetazione con fiori rossi che ricorre frequentemente negli altri fogli, un serpente a due teste.
Tavole 88 e 89



TAVOLE 94-105
Goa si trova oggi sulla costa occidentale dell'India, nella regione nota come Konkan; a ovest si affaccia sul mar Arabico.
Dal libro di Duarte Barbosa, esploratore portoghese (1515-16)
“(…) in mare con due bocche, tra le quali si fa un'isola dove è posta la città di Goa […].
Era abitata detta città da molti Mori onorevoli e da forestieri, uomini bianchi e ricchissimi mercatanti, de' quali ve n'erano di buoni cavalieri, e il simile di molti Gentili gran mercatanti e da altri artigiani. Quivi era un gran traffico di mercanzie, per il buon porto che aveva, e vi capitavano molte navi della Mecca, Adem, Ormuz, Cambaia e del paese di Malabari. Il prefato Idalcan teneva qui la sua corte con li suoi capitani e gente d'arme, e alcuno non poteva entrar né uscir di detta isola e città, cosí per mar come per terra, senza sua licenza, conciosiacosaché ciascun che vi giungeva era astretto a darsi in nota, con li segnali che egli aveva, e di che luogo egli era, e cosí col medesimo ordine e governo lo lasciavano partire. È detta città molto grande, con buone case e grandi e belle strade e piazze, murata d'intorno con le sue torri e fattavi una buona fortezza. Fuori di detta città vi erano molti orti e giardini, copiosi e pieni d'infiniti arbori fruttiferi, con molti stagni di acque; eranvi molte moschee e case d'orazioni di Gentili. Il paese d'intorno è molto fertile e ben lavorato. Di questo Idalcan ne cavava grandissima entrata, cosí delle cose del paese come di quelle che venivano per mare.”



TAVOLE 106-109
Con il nome di “Zeilan” ci si riferisce all’Isola di Ceylon, l’attuale Sri Lanka.
Giovanni Battista Ramusio sui viaggi di Marco Polo (1559)
“ (…) l'isola di Zeilan, la qual al presente è la miglior isola che si truovi al mondo della sua qualità, perché gira di circuito da duemila e quattrocento miglia. E anticamente era maggiore (…); il vento di tramontana vi soffia con tanto empito che ha corroso parte di quei monti, quali sono cascati e sommersi in mare, e cosí è perso molto del suo territorio: e questa è la causa perché non è cosí grande al presente come fu già per il passato. Quest'isola ha un re, che si chiama Sendernaz; le genti adorano gl'idoli, e non danno tributo ad alcuno. Gli uomini e le donne sempre vanno nudi, eccetto che cuoprono la loro natura con un drappo. Non hanno biade, se non risi e susimani, de' quali fanno olio. Vivono di latte, risi e carne, e vino degli arbori sopradetti, e hanno abondanza del miglior verzino che si possa trovar al mondo. In questa isola nascono buoni e bellissimi rubini, che non nascono in alcun altro luogo del mondo, e similmente zafiri, topazii, ametisti, granate, e molt'altre pietre preciose e buone. E il re di quest'isola vien detto aver il piú bel rubino che giamai sia stato veduto al mondo (…). Gli uomini di quest'isola non sono atti all'arme, per essere vili e codardi, e se hanno bisogno d'uomini combattitori truovano gente d'altri luoghi vicini a' saraceni.”



TAVOLE 110-117
La Costa del Malabar è una regione situata lungo la costa sud-occidentale della penisola indiana.
Dalla lettera del navigatore fiorentino Andrea Corsali a Giuliano De’ Medici (1605)
“Lì vicino a Batticala comincia il paese del Malabari, dove nasce il pepe, differenti in lingua e parte in costumi da quei di Commari e di Goa. (…) Questo paese del Malabari è molto temperato, senza freddo di nessun tempo o caldo, eccetto due ore del giorno, perché l'altro resto dal vento della notte sino al mezogiorno e dipoi dal vento del giorno è refrigerato. In questo paese parimenti non ci fu per nessun tempo peste.
Tre altre fortezze sono in detto paese de Malabari, cioè Canonor, Calicut e Cuchin, dove al presente i Portoghesi caricano pepi e gengiovi (= zenzero) per Portogallo, né consentono che si carichino per altre bande, e massime per Adem e per la Mecca, a fine che non passino in Alessandria: al che tengono grandissima custodia, mandando ogn'anno allo stretto del mar Rosso armata, acciò non passino altre navi, e hanno fatto tal provisione che sarà necessario che di Venezia vadino a fornirsi a Lisbona.
I signori della terra de Malabari sono tutti gentili, e gli abitatori gran parte mori, altri giudei, altri cristiani di san Tommaso: e ancora sono in piedi certe chiese, che dicono esser fatte maravigliosamente.”



TAVOLE 118-119
Le Maldivas corrispondono oggi alle isole della Repubblica delle Maldive, uno stato indipendente che si trova nell'Oceano Indiano, a sud-ovest dell'India.
Dal libro di Duarte Barbosa, esploratore portoghese (1515-16)
“Al traverso di questo paese di Malabar, da centoventi miglia in mare vi è un arcipelago d'isole, che gl'Indiani dicono essere da dicessettemila: e cominciano dal monte Dely, distendonsi verso il mezzodí. Le prime sono quattro isole piccole e piane, che si chiamano di Maldivar: sono abitate da Mori malabari, e dicono che sono del re Cananor. Non vi nasce in quelle altra cosa se non palmiere, dalli frutti delle quali, e del riso che conducono di Malabar, vivono gli abitanti in dette isole, e lavorano molte sartie del cairo, che è la coperta di cochi di dette palmiere.”



TAVOLE 120-121
La Costa del Coromandel corrisponde a una fascia costiera nel sud-est dell’India.
Dalla lettera del navigatore fiorentino Andrea Corsali a Giuliano De’ Medici (1605)
“Vicino a Coromandel, detto Messoli anticamente, è un'altra terra chiamata Paliacatte, e anticamente Salaceni. In questa terra si trova grandissima quantità di gioie d'ogni sorte, che vengono parte di Pegu, dove nascono rubini, parte da un'isola che giace a riscontro del capo di Commari, che si chiama Zeilan […]. Qui nascono la maggior quantità e di piú spezie di gioie che nel resto di tutta l'India, cioè zaffiri perfetti, rubini, spinette, balasci, topazii, giacinti, grisoliti, occhi di gatta (che da' Mori sono avute in grand'estimazione) e granate. […]. Cogliesi anche in questo luogo la cannella, che per tutto si naviga. Tiene il paese gran copia di elefanti, ch'essi vendono a diversi mercanti dell'India mentre che sono piccoli, per potergli domesticar: e costumasi a vendergli tanto il palmo, crescendo sempre di prezzo con detto palmo, secondo la grandezza dell'elefante.”



TAVOLE 122-123
Orissa è oggi è uno stato federato dell'India orientale.
Dal libro di Duarte Barbosa, esploratore portoghese (1515-16)
“Passato il regno di Narsinga, avanti per la costa comincia il regno di Orixa, che è di Gentili, che sono uomini valenti e molto esercitati nell'armi, perché quasi di continuo questo re tien guerra con quello di Narsinga, ed è molto potente di genti a piedi. La maggior parte del suo paese è lontana dal mare, sopra il qual vi son pochi porti e anco di poco traffico; questo paese si prolonga dietro la costa del mare sin al fiume Gange, che nella loro lingua chiamano Guengua, e dall'altra parte del detto fiume comincia il regno di Bengala, col quale alcune volte questo re ha guerra. A questo fiume Gange vanno tutti gl'Indiani in peregrinaggio con gran divozione a lavarsi, perché hanno firmissima fede che, dapoi lavati, siano netti di tutti li lor peccati e per questo salvi, conciosiacosaché il detto fiume vien da un fonte il qual ha il suo principio nel paradiso terrestre.”
TAVOLE 124-125
La regione del bengala si trova nella porzione nord-orientale dell’India.
Dal libro di Duarte Barbosa, esploratore portoghese (1515-16)
“Passato il Gange, per la costa avanti verso levante sta il regno di Bengala, nel quale vi sono molti luoghi e città, cosí fra terra come dietro la costa del mare. Quelli fra terra son abitati da Gentili, che stanno sotto l'obbedienza del re di Bengala, il quale è moro; e li porti da mare sono pieni di Mori e Gentili, fra li quali vi sono gran traffichi di mercanzie e navigazioni per molte parti, perché questo mare è a modo d'un golfo che entra verso tramontana, in capo del quale è posta una gran città abitata da Mori, che si chiama Bengala, con un buon porto. Li abitatori di quella sono uomini bianchi, ben disposti, e vivono in detta città infiniti forestieri di molte parti, cosí di Arabia come di Persia e abissini. E per essere il paese molto grande e di aere temperato, vi concorrono infinite persone, e tutti gran mercatanti, e hanno delle navi grandi fatte al modo di quelle della Meca, e altre al modo di quelle della China, che chiamano giunchi, che sono molto grandi e portano gran carico: e con queste navigano verso Coromandel, Malabar, Cambaia, Tarnasseri, Sumatra, Zeilam e Malaca, e trafficano ogni sorte di mercanzie da una parte all'altra. Vi nasce di molto bambagio, e di quello che è fino, e molte canne di zucchero e gengievo buono e molto pepe lungo. Si lavorano quivi molti panni di bambagio eccellentemente dipinti per il lor vestire, e alcuni altri bianchi che sono per mercanzia per diverse parti, e li chiamano saranetis, che sono vergati come fazzuoli da donne, delli quali quivi se ne fa grandissima stima […] e sono molto stimati per far camicie, perché durano longamente […] In detta città si fa zucchero bianco e buono […] e ne caricano molte navi per diverse parti. […].”































